Rockarolla
2010
Scott McKeating
   
         
  Trust
2010
Stone
   
         
  Ondarock
2010
Francesco Nunziata
 
  Ural Umbo 
(Utech Records) 2010 
dark-ambient, noise, elettroacustica 
 
Ural Umbo è il progetto musicale di Steven Hess (Fessenden, Haptic) e Reto Mäder (Sum of R, RM74 oltre che titolare della Hinterzimmer Records). 
 
Tra ambient scurissima, noise astratto e una drammatica tensione cameristica che sembra voler mettere i due sulle tracce delle ultime evoluzioni dei Sunn O))), l'universo musicale dipinto dai due musicisti è quantomeno angosciante, anche se tracce di melodia ci preservano da una visione biecamente nichilista. Melodia che, tra le altre cose, ci consente di apprezzare, grazie al gioco di contrasti e di sfumature, il lato più oscuro e minaccioso di questo suono che sembra provenire dagli anfratti più nascosti di una psiche dissestata. 
 
Le tinte funeste e il dissidio drammatico di "Don't Eat Carrots, My Little Ghost Horse" sono, così, perfettamente intellegibili, anche se essenzialmente rimandano a qualcosa di più profondo, verso una dimensione pre-razionale. Nel contrasto tra buio e luce risiede tutto il significato ultimo della dimensione sonora degli Ural Umbo: da un lato, quindi, le minacciose stratificazioni droniche di "Stumbling Upon Blood And Mercury", "Mathieu 2004-2009" o la fanfara desolata di Förlåta Jag" e, dall'altro, le luminescenze paradisiache di "Theme Of The Paranormal Feedback" e gli echi celestiali di "Pendulum Impact Test". 
 
Nel bel mezzo di "Among The Bones", invece, la sensazione di aver messo su l'ultimo lavoro degli Æthenor è davvero fortissima, quasi opprimente. Ma è un quasi-omaggio che non si allontana troppo, in fin dei conti, dalle coordinate di un disco non del tutto riuscito ma quantomeno magnetico.
 
         
  Ondarock
2010
Francesco Nunziata
  Latent Defects 
(Utech Records) 2010 
dark-ambient, drone-noise, avantgarde 
 
"Latent Defects", Ep scaricabile direttamente dal sito della Utech, mostra il lato più minimalista dell'operazione sonora del duo Mäder-Hess. 
 
Pochissime luci in questi trentatré minuti e rotti di perlustrazioni sonore dove l'accumulo delle sorgenti procede verso climax solo apparentemente risolutivi. Lì dove il dark-ambient incontra la cosmica, ecco manifestarsi la livida alterità di "Unknown Chemistry", un procedere "oltre" che continua, in ogni caso, a mantenere contatti (anche se sfuggenti) con la "chimica sconosciuta" della terra. Sarà per questo, allora che la musica del duo, anche quando si serve di stratificazioni apocalittiche, di riverberi ultraterreni e di diramazioni celestiali ("Like a Supine Form") inalbera sempre un vessillo epico che è quantomeno ambiguo, così colmo di residui sonici che si confondono con le tenebre e il volto inesprimibile del Maligno. 
 
I rintocchi di "Deeply Afflicted" assomigliano al suono di bolle d'acqua che esplodono nel vuoto e fanno pensare alle pagine più intime di Colleen ma intasate di cupa rassegnazione. Comunque, così come per l'omonimo lavoro sulla lunga distanza, anche per questo Ep di oltre mezz'ora, la sensazione di incompiutezza è ingombrante. Le potenzialità ci sono, come dimostra anche una seconda parte meno riuscita (le radiazioni di "Behind the Curtains", le meditazioni sinistre di "Elastic Curve" e il frastuono industriale di "Final Acousma"), ma non me la sento ancora di consigliarvi il tutto senza riserve.
 
         
     
         
  Audiodrome
2010
Fabrizio Garau 
  URAL UMBO | Ural Umbo 
 
Ural Umbo è il progetto di Reto Mäder (RM74, Sum Of R, l'etichetta Hinterzimmer, qui alle prese con basso, fiati, organo, archi, piano, percussioni, nastri ed elettronica) e Steven Hess (percussioni ed elettronica; la sua band sono gli Haptic, ma qualcuno lo avrà sentito anche per le collaborazioni con Fennesz e con Sylvain Chauveau). 
 
Chi ha avuto modo di apprezzare il debutto dei Sum Of R può già ordinare questo cd, dato che ci si muove lungo gli stessi territori ambient e noise in una condizione di semi-incoscienza. Oltre a un diverso uso delle percussioni (qui gli interventi di un batterista vero, cioè Hess, là la scansione metronomica dei giradischi di Christoph Hess), stavolta però si vede qualche squarcio di luce in più. I fiati e una quasi-melodia, ad esempio, regalano uno strano senso di serenità durante l'ascolto di una traccia come "Förlata Jåg", mentre il crescendo di "Pendulum Impact Test" è un salire verso cime luminose, il che spiazza momentaneamente, ma arricchisce un album che deve confrontarsi con le tonnellate di uscite "drone" del momento, specie quelle più cupe e horror. Non che chi sta dietro Ural Umbo abbia paura di immergersi in acque profonde: basterebbe sentire "Voices From The Room Below", il suo tintinnare sinistra, i riverberi sconfortanti e le basse frequenze tagliagambe. Nemmeno "Stumbling Upon Blood And Mercury" scherza, grazie a una solida base elettrica, simile al ronzio messo in sequenza di qualche amplificatore: su di essa si stratificano altri suoni manipolati e allungati, ai quali si aggiungono i colpi secchi e asciutti di Hess e un altro loop più tagliente, in un crescendo di difficile sopportazione emotiva, così come accade in "Among The Bones", dove è sempre l'accoppiata tra lo stile percussivo di Hess e certe dissonanze a essere vincente. Non solo classici passaggi da vuoto a pieno, comunque, ma non è questo che conta. Al di là di considerazioni sul modo di strutturare i pezzi, infatti, qui si è di fronte a un caso in realtà molto banale, quello cioè in cui l'artista ha trovato fin da subito del materiale particolarissimo da plasmare, quasi unico (o al limite simile quello del progetto collegato Sum Of R). Il "materiale sonoro" che i due ricavano dagli strumenti-sorgente colpisce prima ancora delle forme che assume, come dimostra per riflesso l'ep (Latent Defects) legato a questo esordio, che parte dalla stessa "creta" utilizzata qui. 
 
In questo genere una delle uscite più convincenti, originali e toccanti dell'ultimo periodo. 4/5 
 
         
  Audiodrome
2010
Fabrizio Garau 
  URAL UMBO | Latent Defects 
 
Più di un remix album e tutto tranne che una raccolta di scarti. 
 
Latent Defects è una possibile versione del disco d'esordio degli Ural Umbo. Niente batteria di Steven Hess (Haptic, qui è titolare del progetto assieme a Reto Mäder della Hinterzimmer Records), niente momenti di luce, ma un vortice denso degli stessi suoni del fratello maggiore, rilavorati, rinnovati, ricollocati. Lo stato di trance che induce è identico a quello del disco-origine, così come il procedere in crescendo e per accumulo (sempre di un'uscita tra ambient/drone e noise si tratta), ma c'è più "alterità", più grigiore e la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di estremo e difficile. Molto di questa descrizione è influenzato da "Like A Supine Form", una traccia che come un fiume porta giù inesorabile i detriti sonori del disco-sorgente, senza che chi ne viene investito sia in grado di opporsi, perché lo stratificarsi di riverberi e loop e altri effetti non è gestibile da un sistema nervoso qualunque. Però non ci si può staccare, perché quei detriti sono particolari e strani, qualcosa trovato solo da Mäder e Hess e da nessun altro nel loro genere ormai molto frequentato, per questo dunque non lontano dal momento in cui cloni ed epigoni lo uccideranno. Va detto, tra l'altro, che anche quando ci si sposta su basse frequenze già più familiari per chi ascolta drone metal, magari unite a scricchiolii "rugginosi" già più familiari per chi conosce il dark ambient (sentire "Elastic Curve"), gli Ural Umbo mettono comunque addosso una certa inquietudine. 
 
Per pochi soldi è disponibile in download dal sito ufficiale della Utech Records. Agli europei, tra l'altro, forti della loro supermoneta unica, basterebbe rinunciare a un paio di caffèŠ 4/5 
 
         
  Ritual
2010
Giancarlo Maero
   
         
  Goute mes disques
2010
Simon
 

La musique doom fait rêver. Elle fait rêver car derrière la lenteur de ses compositions et le nihilisme en trompe-l'¦il de ses auteurs, c'est tout un imaginaire sombre et abyssal qui se décline dans ces longues messes noires. Mais si la musique doom fait rêver, elle aussi le don de faire vendre : car malgré leurs attitudes misanthropes, les grands seigneurs du genre ont su infiltrer les milieux les plus branchés afin de troquer l'impasse DIY pour accéder aux louanges des grosses machines promotionnelles. C'est peut-être aussi pour cela qu'on a tant de plaisir à vous introduire à cette jeune formation qu'est Ural Umbo, elle qui possède des arguments forts sans pour autant avoir le privilège de jouer parmi la cour des grands (on pense à l'énorme label Southern Lord).
Formé de Reto Mäder (que l'on retrouve dans des formations très proches telles que Sum Of R ou RM74) et Steven Hess (collaborateur de Pan American ou membre à part entière de Haptic, duo en vogue sur le sous-label de Kranky - FSS), Ural Umbo urait pu être un frère de sang des formations phares du genre (on pense à Sunn O))) à KTL ou encore à Khanate). Mais si Ural Umbo ne peut résister à la tentation des guitares saturées et des longues tirades nocturnes, elle ne peut pas se détacher d'un passif électronique tout aussi torturé. Évoquant un amour sans borne pour les bandes originales de films d'horreur des sixties, les incantations du duo gagnent en force au moyen de manipulations de bandes magnétiques et autres articulations légèrement electro-acoustiques. Comme si Sunn O))) venait à la rencontre de Pierre Schaeffer pour une session de doom/ambient/post-rock diabolique.
Le tour du propriétaire est tout simplement grandiose : la forteresse est haute (pour l'avoir survolé dès les premiers titres) et imposante de sa lugubre apparence, les pièces y sont larges et étrangement aérées. De toutes parts on s'enivre d'un air noir et pourtant plus léger que l'air lui-même : on voudrait étouffer qu'on y arriverait pas. Les larsens organiques se mêlent aux déformations électroniques pour finalement atteindre un nouveau substrat, une nouvelle matérialité comme celle qui caractérise les ombres qui furètent ci et là autour de vous. De temps à autre, une percussion retentit sur les murs, qui se chargent bien de faire relayer l'information jusqu'aux plus hautes geôles de cet édifice de métal et de pierre; une clochette vient apporter une triste mélodie aux oreilles des dernières âmes en peine encore présentes. Bref on assiste à une cérémonie satanique qui tient autant de la complainte que de l'avertissement.
Les violences musicales les plus belles - du moins les plus immersives - sont celles qui sous-entendent un mal à venir et non celles qui violent l'auditeur de manière frontale. Dans ce jeu de la perversité assumée, Ural Umbo possède des arguments qui font de leur musique un véritable traquenard, un jeu de pistes macabre (ou qui tend à le devenir) aux sentiers libertins, flous et subtils. Derrière la brume se cache donc un piège à loup qui ne se déclenchera jamais mais qui demeure comme une épée de Damoclès au-dessus de la tête de l'étourdi qui ne prendra jamais assez de temps pour observer l'endroit où il pose le pied. Ural Umbo est un mal qui rôde, une patrouille dans l'air qui scrute le moindre de vos mouvements pour vous saisir en traître dans un coin sombre. Alors vous disparaitrez comme vous êtes venus : sans faire de bruit et sans comprendre pourquoi. Punaise c'est bon d'avoir les boules! 8/10

 
         
  Aemag
2010
Thorsten Soltau
  Vral Vmbo (lies: Ural Umbo), bestehend aus Steven Hess und Reto Mäder, veröffentlichen auf dem renommierten Utech Label ihr Debut bestehend aus geradezu harmonisch verflochtenen Stimmungsbildern und gegensätzlicher Krachmentalität. Verzerrung findet sich auf »Vral Vmbo« zuhauf, allerdings in gezähmter Art und Weise bzw. erstaunlicher Zurückhaltung. Während Reto Mäder den finalen Schnitt und Mix setzt, arbeitet Hess im Hintergrund mit Gitarre und Streichinstrument, Becken und Hallgerät und generiert Material, welches von Reto Mäder (solo und als Mitglied bei Sum Of R und Herpes Ö Deluxe unterwegs) fachmännisch klanglicher Neubearbeitung unterworfen wird. Während seine Mitgliedschaft zur eher diffus orientierten Sum Of R Besetzung eher weniger zutage tritt, arbeitet Mäder klangbezogen auf einer wahren Harmonieschiene: aus Rauschen und Tapemanipulation schälen sich kurze Akkorde, trippig zurechtgestutzte Gitarrenschlieren, welche das stets zurückhaltend leise beginnende Konstrukt im späteren Verlauf vertikal unterwandert und auf ein fast proggiges Terrain hievt. Hess und Mäders Ansatz einer gänzlich entgegengesetzt konkreten Musik reift sogar im Laufe der Spielzeit, da sich die mittleren und letzten Stücke ähnlich wie die Schaffensperiodik des Albums als wahre Epen ausnehmen. »Förlåta Jag« bildet dabei die Kernachse des gesamten Debutwerks und bedient sich einer gewissen körnigen Stummfilmästhetik, die den assoziativen Gedanken der CD noch einmal mehr eindrucksvoll unter Beweis stellt. 
 
Als digitalen Bonus enthält »Latent Defects« eine fortgesponnene Debutidee, entnommen aus Albumteilen und in neuer klanglicher Deformation. Ein zerriges, sperriges Ungetüm, das die leise Wärme und Brutalität des Hauptwerks um ein vielfaches steigert. Weniger verspielt und dafür umso bruitistischer, bietet »Latent Defects« eine gänzlich andere Ausschau. Orientiert an Boris und Sunn O))) bemühen Hess und Mäder neben der sattsam ausgestatteten Instrumentenecke auch leise Zwischentöne, übersetzt in kreischende Kluster amplastiger Statik und dem explizit hochgefilterten Sound der Dronementalität die als letzte Instanz das Album prägt. Zwei besonders schöne Alben, die in ihrer Gesamtheit für sich stehen und ein grandioses Artwork von Keith Utech beinhalten. Definitiver Tipp des Monats. 5/5 
 
         
  Rockerilla
2010
   
         
   
         
     
         
     
         
     
         
     
         
  Brainwashed
March 2010
Creaig Dunton
 

On their debut collaboration, percussionist Steven Hess (Haptic) and Reto Mader (Sum of R) create brilliant film score-ish compositions that, on the surface, are as dark and bleak as any that can be imagined, but the structure and instrumentation used give far more depth and variation to what otherwise could be mundane and trite.  The result is a diverse set of pieces that prove there are a wide gradient of shades of gray.

While there is definitely a horror movie feel to the pieces on this disc, most of them would work just as well within any dark, drama framework given their lush, somewhat obscure construction and tense atmospheres.  The opening “The Lights Would Stop Flickering” is the perfect introduction, with its slow, bowed cymbal backing and broken church organ crawl, together mimicking a funeral march even when delicate chimes arrive.  
“Voices From The Room Below” follows a similar path, mixing indecipherable sound squeals into an abstract dark cloud of murkiness, with gentle wind chimes and distant, indecipherable voices appearing to add to the feeling of disorientation.  Similarly, “Pendulum Impact Test” allow somber melodies to resonate through empty halls, with pieces of what may be voices arising occasionally before everything is engulfed by a beautiful noisy squall of warbling sound.
Some of the tracks actually allow the instrumentation to shine through rather than keeping it within a dark mire:  “Theme of the Paranormal Feedback” mixes a queasy organ and a raw viola scrape drone (think John Cale on “Black Angel’s Death Song”) representing both gentle and harsh ends of sound, all of which is met with clattering metal percussion before everything soars into a dramatic, almost symphonic ecstasy of sound as the track winds to a close.  “Don’t Eat Carrots, My Little Ghost Horse” focuses on largely untouched guitar playing, mixed with amplifier hum and ghostly ambient textures that swirl around below.
Tracks like “Forlata Jag” embrace the horror movie ambience, with its minor key organ progressions and noisy swells, but the track is pushed along by traditional drumming (I assume by Hess) that feels a bit less abstract than the aforementioned tracks, but still nothing easily categorized.  Between the drums and the somber, depressing sound, there is perhaps a bit of Goblin influence, though not directly.  The long “Stumbling Upon Blood and Mercury” opens with static guitar noise and feedback, but is soon bolstered by a tortured guitar squeal and somber, marching drums that plod along painfully.  The closing “Mathieu 2004-2009” is structurally similar, opening with a sense of menace via restrained reverberated drone and deep resonating tones that are later met with drumming, all of which reaches dramatic zeniths before ending in subtle shimmers of sound.
While most definitely “dark” in its overall approach, that is too simplistic of a label in my eyes.  The complex layering of instrumentation and mostly somber sounds do create a mood, but when tracks like “Theme of the Paranormal Feedback” and “Mathieu 2004-2009” launch into dramatic sweeping pastiches, the sound is far less bleak and much more nuanced in approach.  It is an engrossing debut from these two established artists.

 
         
  Stereo & Video
2010
   
         
  Westzeit
March 2010
Dennis Behle
 

Ural Umbo sind eine Schweizerisch-Amerikanische Kollaboration. Genauer gesagt: Bern und Chicago. Reto Mäder, Bern, firmiert ansonsten unter RM74 oder vor allem als Sum Of R in der umtriebigen Industrial-Avantgarde-Okkult-Szene. Stephen Hess ist in der Chicagoer Experimentier- und Post-Alles-Szene aktiv und ist dort bisher bei Pan American, Haptic, Fessenden oder On involviert. Für Ural Umbo vereinen die beiden Klangforscher kathedrale Volksmusik mit einem durchweg bedrohlichen Ansatz, lassen also extreme Traditionen auf ebenso extreme Neuschaffungen treffen und kreieren dadurch einen Soundtrack zu einer minimalistischen Götterdämmerung.

 
         
     
         
 

Le son du grisli
March 2010
Guillaume Belhomme

 

Sous le nom d’Ural Umbo, Steven Hess et Reto Mäder (Sum of R) composaient récemment un ouvrage d’un noir intense. Lent toujours, tournant sans cesse autour de trois à quatre notes, fait d’arpèges de guitares distendues aux cordes frôlant en conséquence la rupture et de plaintes sorties de mécanismes infernaux.

De temps à autre, la masse sonore vacille pour laisser apparaître une structure fragile, et puis une batterie subtile retouche le nécessaire, et le macabre de pacotille se fait impérial, accaparant, d'un brouillon malin.

 
         
     
         
  EARLab
March 2010
Sietse van Erve
 

A combination between dark drone moments and post-rock pieces. Free music with a free spirit in an uncommon combination.

Together the duo of Reto Mäder (Sum of R, RM74) and Steven Hess (On, Haptic, Pan American) for a new outfit named Ural Umbo. On Utech Records they present to us their first outing a self-titled album comprehending 9 pieces in almost 47 minutes. 9 pieces created with a diverse range of instruments like horns, piano, organs, harmonium, bass guitar, strings, drums, percussion and electronics.
The cd is presented in a nice oversized cd-wallet with some dark black and white pictures and a translucent paper overlay. It looks somehow a bit mystic, dark, haunting. And so is the music.

As diverse as their instrumentation is, is the music rich in sound color. The album starts with percussion and horns creating a unearthly kind of piece which fits in with the modern psych and acid folk, wasn't it for the very clean production done to it. Through out the whole piece all layers are recognizable, even when the distortion increases. While in basics it is a simple song it sounds as a promising start for the rest of the album.
From here we move into a piece that is reminds more of the work done by Pan American. There are this atmospheric layers with the chaotic drums. It is slightly darker, but you get the same feeling from the music. During the piece more and more layers are added creating a dense soundscape of sounds. Not at all chaotic, rather things stay in harmony with each other. The droney layers by Mäder combine well with the percussion by Hess.
Throughout the album more pieces like these return, while also pieces like the first make some more appearances. Due to this combination the album is an interesting listen, with enough to explore for people who are into post-rock, drone music and psychedelic sounds.

Sometimes songs could have been slightly longer and could have used some more variation, though overall Ural Umbo brought a strong release. And to make it even better for the quick buyers there is also a bonus cd with extra material which can be considered being outtakes from this album. More darkness on that one, but nonetheless also recommended.

 
         
     
         
  Kinda Muzik
March 2010
Hans van der Linden
  Duistere composities uit het onderbewuste.

Ural Umbo begeleidt de luisteraar door een droomwereld. Met een heel arsenaal aan instrumenten - waaronder hoorn, piano, harmonium, snaren, keyboards, elektronica en drums - roept de band visioenen op waarin het gemakkelijk verdwalen is.

Retro Mäder en Steven Hess zijn in Ural Umbo uitermate complementair. De donkere atmosfeer van Mäders andere band Sum of R wordt bij Ural Umbo vakkundig gecombineerd met de eindeloosheid die Hess met On nastreeft op bijvoorbeeld Your Naked Ghost Comes Back at Night, waar hij klassieke composities van Sylvain Chaveau met de nodige esoterische elektronica bewerkt.

Ural Umbo is veelzijdig in zijn duistere eenvoud. Een subtiel gebruik van het rijke instrumentarium zorgt voor een dreiging waaraan de ene keer minimaal gestalte gegeven wordt en die dan weer via meer klassieke percussieve patronen vorm krijgt. De mix zorgt er gelukkig voor dat de instrumenten onderling van elkaar te onderscheiden zijn zodat de negen nummers elk op een geheel eigen manier een subtiele spanningsboog opbouwen.

Latent Defects is veel minimalistischer van aard. Deze begeleidende uitgave haalt het materiaal van Ural Umbo door de nodige elektronische filterapparatuur en zet een veel ijler geluid weg dat veel meer gericht is op drone en duistere ambient, inclusief etherische gesamplede stemmen. Enkel de duistere sfeer is de begeleidende constante op deze Amerikaans-Zwitserse samenwerking.
 
         
  RNE3
March 2010
  Ural Umbo recrean en este Latent Defects una música electrizante a través de un amplio espectro de instrumentación: Cuernos, piano, órgano, armonio, bajo, cuerdas, electrónica, batería y percusión que dan como resultado unas melodías subliminales y acompañamientos de tinte lento y casi litúrgico. Cada pieza recrea el componente orgánico y equilibrado del proceso con el cual fue creada y todo el disco en conjunto es un guiño a la película de terror "Mäder and Hess" del año 60 con ese desplazamiento del sonido a lo  sobrenatural y de vuelta a nuestro mundo.  
         
  Le Mag Indie Rock
March 2010
Jérômr/leoluce
 

Cet éponyme est peut-être le premier album d’Ural Umbo mais fait preuve d’une maîtrise incroyable. C’est que les membres de ce duo, un pied à Berne et l’autre à Chicago, appartiennent à une nébuleuse musicale expérimentée, attirée par le gris et le noir, et livrent ici un disque où le drone fraye dans les marécages poisseux de nos pensées les plus noires.

D’abord, un rapide résumé des forces en présence. Ural Umbo est un groupe à cheval sur deux continents, l’Europe et l’Amérique du nord. D’un côté, Reto Mäder, un Suisse dont le nom ne vous dit peut-être rien mais qui n’est pas à proprement parler un novice, auteur d’une tripotée d’albums en solo sous l’alias de RM74 ou avec Christoph Hess et Roger Ziegler au sein de Sum Of R où sons électroniques se mélangent à ceux plus organiques d’instruments divers (orgue, piano, harpe, gong, guitare, kalimba, etc.), il est également le big-boss du label Hinterzimmer. De l’autre, Steven Hess, percussionniste de Chicago, membre entre autres des groupes Haptic et ON (duo qu’il forme avec le français Sylvain Chauveau), lui-même assez au fait des choses ambient, déjà croisé à maintes reprises aux côtés de Pan.American, il a également collaboré avec Christian Fennesz, Jon Mueller ou encore Helge Sten (aka Deathprod). Et bien que l’on se doute très vite, à la lecture du line-up et du C.V. plutôt chargé des deux protagonistes, de ce que l’on s’apprête à entendre le long de ce premier long format, la musique d’Ural Umbo n’est pas si facile à décrire.
Dès lors que le disque est posé sur la platine, espace et temps mutent insidieusement. Les murs repeints à neuf se parent d’une fine pellicule grise tirant vers l’anthracite, les rayons de soleil salutaires qui traversaient les fenêtres s’estompent et font place à une brume épaisse, les toiles d’araignées envahissent les boiseries et tout sentiment, même bref, d’optimisme s’évapore au profit d’une sourde mélancolie lorgnant vers l’angoisse. Un disque étonnement claustrophobe et paradoxalement assez aéré où subsistent malgré tout quelques brèves éclaircies. Un disque qui nous arrive tout droit des fosses abyssales pour nous en décrire les coins les plus sombres. Ural Umbo, c’est un florilège de sons construits-déconstruits qui s’agrippent sournoisement à l’intérieur du crane, une expérience sonore que l’on ne s’infligera peut-être pas tous les jours mais à laquelle on reviendra régulièrement.
Les neuf pistes exclusivement instrumentales du disque présentent une large palette d’influences et de sons. The Lights Would Stop Flickering en ouverture résume parfaitement ce qui nous attend à l’écoute des huit morceaux suivants. Bâti autour d’un dialogue solennel entre gong et cymbale, un cor esseulé pointe le bout de son nez, bientôt rejoint par le bourdonnement d’une guitare, d’abord timide mais qui petit à petit envahit tout l’espace avant que les discrètes notes tintinnabulantes d’un xylophone offrent quelques repères à l’auditeur au sein du mur de bruit blanc ainsi créé. C’est assez court, c’est très lent et c’est magnifique. Et puis vient la suite. La suite, c’est d’abord quelques pistes au fort pouvoir d’évocation cinématographique, en témoignent le bien nommé Voices From The Room Below, un long tunnel drone ou les cloches font les folles sur des longues strates de larsens vicieux, Don’t Eat Carrots, My Little Ghost Horse et ses quelques notes de guitare qui s’égrènent tranquillement avant de subir moult déformations électroniques, une petite ballade rêveuse au milieu de la lande déserte sur le cadavre grouillant d’un cheval fantôme ou encore le magnifique Among The Bones et ses giclées brûlantes sur fond de percussions étouffées. La suite, c’est aussi un moment fort, ce Stumbling Upon Blood and Mercury (déjà, ce titre) qui fout réellement la pétoche, presque un vrai morceau classique avec batterie et guitares acido-basiques complètement patraques mais entourées d’une nuée de sons divers et opaques d’où ne s’échappe aucune lumière. Un vrai trou noir. La suite, c’est enfin quelques titres plus aérés qui ménagent également de vraies respirations, l’introduction solaire de Pendulum Impact Test par exemple ou les quelques nappes apaisées et le tempo lent de Förlåta Jag. Là, le bourdonnement se fait plus hospitalier, plus contemplatif, plus fenneszien presque. Et quand bien même, si obscurité et expérimentation semblent être les maîtres mots de ce premier disque, il montre également à bien des égards une grande musicalité, en témoignent les multiples astuces et trouvailles mélodiques disséminées ici ou là.

Et au grand jeu des influences, ou plutôt des réminiscences, outre le prodigue autrichien, on citera volontiers Pan.American dont Ural Umbo pourrait être le pendant négatif, Abel et Caïn d’une même contrée déserte et musicale. Un Pan.American un peu morbide, possédé par les fulgurances noires de Khanate ou de KTL car c’est dans ces eaux troubles-là que se meut Ural Umbo. Pour terminer, on notera qu’outre la musique, l’objet lui-même est magnifique, légèrement surdimensionné avec un splendide visuel dû à Rick Garrett (déjà responsable de l’artwork de l’éponyme de Sum Of R paru en 2008 sur le même label, auquel l’objet fait immanquablement penser, mais il est vrai que les deux groupes sont presque jumeaux) et qu’Utech Records vous proposera également un CD complètement taré (une longue pièce sonore gorgée d’infrabasses de Lasse Marhaug), réalisé à l’occasion de l’anniversaire de ses cinq années d’existence pour l’achat de ce disque uniquement disponible, hélas, qu’à 500 exemplaires.
Avec ce premier album, Ural Umbo entre directement dans la cour des grands, de la plus fracassante mais subtile des manières. Une identité forte, même si leur musique n’est pas nouvelle, mais c’est toute la maîtrise gagnée au fil des projets et collaborations, cette science du drone organique, que le duo donne à entendre jusque dans les tréfonds de ce disque impressionnant.

 
         
  Chain D.L.K
February 2010
Maurizio Pustianaz
  Formed by Reto Mäder (Sum of R, RM74) and Steven Hess (On, Haptic) Ural Umbo release on Utech Records their self titled début album. The nine track of the CD present a wide palette of influences and sounds. The opening track "The Lights Would Stop Flickering" recalls me the first Coil vinyl release "How to destroy angels", because of its gong/cymbal sounds but soon after the duo show us their true spirit by adding French horn, guitar drones and a xylophone. "Theme of the Paranormal Feedback" is a kaleidoscope of guitar improvisation duetting with cymbals. Toward the end of the track, from the chaos, rise a feedback melody which add a particular melancholic effect. "Förlåta Jag" mix guitar drones, slow drum beats and horns making result Codeine an happy band. "Voices from the Room Below" mix drones, metallic percussions and feedback while the following "Don't Eat Carrots, My Little Ghost Horse" sounds quite rarefied with its mix of clean electric guitar spare sounds, light guitar drones and little-bells. "Stumbling Upon Blood and Mercury" is a tense tune with low guitar drones and metallic percussions. On its middle a drum starts its funeral beat and between rising high frequency guitar drones a two notes catchy melody cries like a siren. "Among the Bones" is another track that got my attention because of its jazzy approach using organ sounds as background while brushes run on a snare drum and guitar sounds clashes creating sometimes some melody. Also available as mp3/flac download is a sister mini album titled “LATENT DEFECTS". It is based on the sounds of the album but it shows the minimal side of Ural Umbo: its six tracks have less sounds interactions and I can define them as monolithic.  
         
 

The Sound Projector
February 2010
Ed Pinsent

 

Very nice to hear the return of my favourite Swiss do-everything studio whizz Reto Mäder, here joining forces with Steven Hess from Pan American and Haptic to form Ural Umbo, makers of aural gumbo. Their debut release Ural Umbo (UTECH RECORDS URCD040) comes in a gorgeous monochrome package with photographic magic from the black-hair-loving Rik Garrett, who also produced a memorable artwork for Reto’s Sum of R project. As expected, these 9 dense studio cuts are amazingly heavy on atmosphere, tension, and an appetite for exploring the occult-diabolik underbelly of the universe. Indeed a track title like ‘Theme of the Paranormal Feedback’ should indicate to you the extent of their concerns with the exotic possibilities of noise, general spookiness, and the application of horror movie soundtracks. Worth comparing Ural Umbo’s thick and glutinous approach to said musical genre with the more skeletal concoctions of Rashomon above. For those with the stomach for a second helping, there’s also an accompanying six-track EP of remixed materials called Latent Defects (UR043).

 
         
 

Norman Records
January 2010

 

We got a ton of stuff from the Utech label this week with a self titled Ural Umbo CD being one example. Ural Umbo is the work of Reto Mäder (Sum of R, RM74) and Steven Hess (Fessenden, Haptic) who craft hypnotic fragments of organic, instrumental music intended for contemplative listening. Utilizing more instrument than are worth mentioning here these dudes create an otherworldly form of improvisation that draws heavily on horror and sci-fi soundtracks as an influence, using them to inform these texturally rich pieces. The tracks here often swell to engulf the listener in a wave of subliminal harmonies and carefully manipulated feedback bringing to mind the influence of post rock, with 'Forlta Jag' in particular bringing to mind the rousing style of early Sigur Ros or Mogwai. Certainly a record that will reveal itself fully with further listens, this self titled CD has plenty going on to keep you improv, drone and noise fans happy. 

 
         
  Temporary Residence Limited
February 2010
Jeremy Devine
  This is great, thanks for passing it along! It reminds me of a moody, twisted jazz version of Stars of the Lid and early Kammerflimmer Kollektief. Really lovely stuff!  
         
  Monsieur Deliere
blog.monsieurdelire.com
February 2010
 

URAL UMBO – URAL UMBO (UTECH RECORDS)
This eponymous CD is the debut full-length from Ural Umbo, a duo consisting of Reto Mäder (RM74, Sum of R) and Steven Hess (Pan American, On, Haptic). I knew RM74, whose experimental electronica-cum-noise I enjoy, but I didn’t expect something this rock, this noise rock, this doom-noise rock. Very, very good stuff. Heavy slow drumming, dirty yet well-controlled textures. I’m thinking of Nadja, with something less obvious in the sludge approach. Somewhere between KTL and Bohren & der Club of Gore, perhaps? Impressive and satisfying!

URAL UMBO – LATENT DEFECTS (UTECH RECORDS)
Latent Defects is an EP released at the same time as Ural Umbo’s eponymous full-length debut, but it is available only in download format (mp3 or flac). Here, the duo drops the drum kit in favor of darker sonic textures that are more guitar-based and also include found sounds. This album is less distinctive, more aggressive (yes, despite the lack of drums), still interesting though. A lot more KTL-sounding - noisy, gritty drones. To be approached as a complement to the full-length, as it features a different side of the band, despite the fact that these six tracks are actually derived from the material found on the full-length debut.

 
         
 

Vital Weekly 717
February 2010
Frans de Waard

 

URAL UMBO (CD by Utech Records) 
An interesting collaboration here between Reto Mader, whom we best know as RM74 and Sum Of R and Steven Hess, percussion player of On, Haptic and Pan American. I think its Hess who submitted sound material to Mader, as it says mix and master by Reto Mader. There is a wide variety of instruments at the boys disposal: horns, piano, organ, harmonium, bass, strings, electronics, drums and percussion. They create mostly dark music with this. Horror movie soundtrack I'd say. It all sounds as music for something black and dark. I kept thinking about shoegazing music. The electronics used to transform these sounds are close to gritty feedback like sounds and has melodies just below the surface. Hess plays mostly textured percussive sounds, and hardly very 'rhythmic' banging drums, with some odd exception, such as in 'Forlata Jag'. When it happens its slow and loud. This is all quite intense music, and perhaps something I wouldn't expect from either of these artist, especially Hess plays something that I think is odd for him. Its however a great, daring release from them. Its dark, its experimental but its also musical, with all those small hints and traces of melodies. An excellent collaboration. On the label's website there is also a set of further tracks of this, based on these recordings. 

 
         
 

Goutemesdisques
February 2010
Le

 

Un coup de coeur prévient rarement de son arrivée, c'est un fait. Les oreilles du chroniqueur étant bien souvent massacrées par des nouveautés en tout genre, la place pour le coup de foudre immédiat est bien mince. Mais si le coup de coeur ne frappe jamais à la porte d'entrée, c'est que celui-ci rentre souvent par la fenêtre, venant de là où on ne l'attend pas. Car il ne sera pas question ici de découverte bien graissée à l'huile de hype, la formation en question préférant plutôt se la jouer timide. Enfin n'exagérons rien, car si Reto Mäder se complait dans l'anonymat le plus respectable (comme membre notamment de Sum Of R ou de RM74), Steven Hess est quant à lui détenteur d'un curriculum vitae référencé comme il faut (membre du célèbre groupe Pan American - qui coule des jours tranquille sur le label Kranky - ou encore comme membre de Haptic, jeune formation du label très prometteur qu'est FSS).

Avec tout ça vous ne savez toujours pas sur quoi nous tentons d'amener votre respectable oreille. Et bien le duo en question s'appelle Ural Umbo, partage son temps entre Berne et Chicago et tape dans une forme de ambient/doom/post-rock. Bref, ça grésille, ça part dans les profondeurs d'une marée noire mentale et on adore ça. Les plus fin observateurs y verront une parenté indéniable avec les génies du drone metal (Khanate, Sunn O))), KTL,...). Mieux, on voit ici un digne successeur à l'incroyable collaboration entre le géant Tim Hecker et Aidan Baker (du groupe Nadja), c'est dire.

Et comme une bonne nouvelle ne vient jamais seule ici, sachez que 2010 verra tout prochainement Ural Umbo sortir un premier EP (Latent Defects), suivi tout logiquement d'un premier album éponyme. Vous doutez encore de nos dire? Allez plutôt écouter "Like A Supine Form" et "Förláta Jag", vous en reviendrez avec une douce sensation de vous être fait piéger par la noire folie de cette jeune formation en plein essor.

 
         
  The Quietus
October, 2009
Frances Morgan
  Excellent US noise/metal label Utech celebrates its fifth anniversary with new releases including Ural Umbo's S/T, which has some of the weighty, filmic drift of Bohren & der Club of Gore.  
         
  Adverse-Effect
January 2010
Richard Johnson
 

Ural Umbo – S/T Utech Records
A wide scope of sounds that owe something to a shared interest in ‘60s horror film scores. To this end, on fifth cut, the intriguingly titled  “Don’t Eat Carrots, My Little Ghost Horse”, the drones give way completely to some subdued amp buzz and a heavier focus on the otherwise submerged, virtually electro-acoustic, sounds whilst a plaintive guitar is hoisted to the frontline. The next cut, “Stumbling Upon Blood and Mercury”, even pays witness to some simple but effective spacious (and spaced-out) drumming coming into play and, over the entire course of the album, it becomes increasingly apparent that a maturer approach to their craft has taken hold. Together with some quite nice, slightly oversized, packaging featuring what appears to be trademark black & white photography, Ural Umbo’s debut adds up to an album well worth revisiting. It’ll be good to hear the next one.

 
         

 

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